Solo pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza. Ma la nuova scienza conferma che il nostro cervello, l’intestino e i microbi intestinali, parlano tra loro con un linguaggio biologico comune.

Come riescono queste creature invisibili a parlarci? Come possiamo udirle e come possono comunicare con noi?

I microbi non risiedono solo dentro l’intestino; molti di essi dimorano su un sottilissimo strato di muco e cellule che ricopre le pareti dell’organo. In questo habitat unico, sono a malapena separati dalle cellule immunitarie e dai numerosi sensori cellulari che codificano le nostre sensazioni somatiche. In altre parole, vivono in intimo contatto con i principali sistemi di raccolta informazioni del corpo. Tale ubicazione consente loro di ascoltare mentre il cervello segnala all’intestino fino a che punto sei stressato, o quando ti senti felice, ansioso o in collera, anche se tu non sei pienamente consapevole di questi stati emotivi. Ma fanno qualcosa di più, oltre che ascoltare….Per quanto incredibile possa sembrare, i tuoi microbi intestinali sono in una posizione eccellente per influenzare le tue emozioni, generando e modulando segnali che l’intestino rinvia al cervello. Pertanto, ciò che inizia come un’emozione nel cervello, influenza l’intestino e i segnali generati dai microbi, e a loro volta, questi segnali vengono ritrasmessi al cervello, intensificando e talvolta prolungando lo stato emotivo.


IL CORRETTO EQUILIBRIO DI MICROBI, COSTITUISCE UN PREREQUISITO PER LA SALUTE MENTALE?

“Dimmi ciò che mangi, e ti dirò chi sei !”, dichiarò nel diciannovesimo secolo il francese Jean Anthelme Brillat-Savarin, avvocato, medico e autore di un prestigioso libro sulla fisiologia del gusto. Questo intenditore di alta cucina, offrì alcune profonde intuizioni sul rapporto tra alimentazione, obesità e dispepsia. Ma in quegli anni, non poteva sapere che i microbi dell’intestino mediano il modo in cui il cibo influisce sul benessere mentale e su importanti funzioni cerebrali. Infatti, il microbiota intestinale che popola l’interfaccia tra l’apparato digerente e il sistema nervoso, occupa una posizione chiave per collegare il nostro benessere psicofisico direttamente a ciò che mangiamo e beviamo, e a sua volta mette in relazione i nostri sentimenti ed emozioni all’elaborazione del cibo.

L'intestino raccoglie informazioni sul cibo e l’ambiente ogni millisecondo, e lo fa ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana, anche quando dormi. Gran parte di questa attività ha luogo nello stomaco e nel primo tratto dell’intestino tenue, dove risiede solo un numero esiguo di microbi, e dove probabilmente il loro contributo al dialogo tra intestino e cervello è limitato. Ma i trilioni di microbi che vivono nell’intestino crasso (il colon) digeriscono i componenti residui dei cibi, producendo una considerevole quantità di molecole che aggiungono una dimensione completamente nuova a tale processo. 1 Da esperimenti condotti su animali naturalmente privi di germi (topi, ratti, perfino cavalli), sono state riscontrate notevoli alterazioni nello sviluppo del cervello, in particolare nelle regioni implicate nella regolazione emotiva. Crescere in un ambiente sterile ha gravi ripercussioni sullo sviluppo cerebrale.

 

Il benessere dei tuoi microbi intestinali dipende dal cibo che mangi, ed essi vengono più o meno programmati nelle loro preferenze alimentari durante i primi anni di vita.

 

Tuttavia, a prescindere dalla programmazione iniziale, sono in grado di digerire praticamente tutto ciò con cui li nutri, sia tu onnivoro o pescetariano. Essi, useranno l’enorme quantità di informazioni immagazzinate nei loro milioni di geni, per trasformare il cibo parzialmente digerito, in centinaia di migliaia di metaboliti. Soltanto ora cominciamo a capire quali effetti questi metaboliti producono sul nostro corpo…ad es., sappiamo che alcuni di essi influiscono profondamente sul sistema gastrointestinale, compresi i suoi nervi e le sue cellule immunitarie. Altri, trovano la propria strada nel flusso sanguigno e sono implicati nella segnalazione a distanza che influenza tutti gli organi, incluso il cervello. Un ruolo particolarmente importante di queste molecole prodotte dai microbi, è la capacità di indurre nei loro organi bersaglio uno stato di infiammazione a bassa intensità, che risulta coinvolto nell’obesità, nelle cardiopatie, nel dolore cronico e nelle malattie neurodegenerative.

 

La crescente conoscenza di un sistema integrato microbiota intestinale-cervello e del suo stretto rapporto con il cibo che mangiamo, ci sta rivelando come interagiscono la mente, il cervello, l’intestino e i suoi microbi.

 

Tali interazioni possono renderci vulnerabili a un numero sempre maggiore di patologie, oppure aiutarci ad acquisire uno stato di salute ottimale. Questa nuova comprensione ci spingerà ad allontanarci dall’idea dominante, ma ormai superata, del corpo come una complicata macchina fatta di parti separate, per dirigerci verso quella di un sistema ecologico altamente interconnesso che con la sua diversità crea stabilità e capacità di recupero da disfunzioni e disturbi.

IL RUOLO DELLO STRESS: la maggior parte dei pazienti affetti da disturbi d’ansia, depressione, sindrome dell’intestino irritabile o altri disordini cerebrali e cerebro-intestinali, è particolarmente sensibile agli eventi stressanti, e sperimenta spesso una riacutizzazione dei sintomi gastrointestinali quando è sotto stress. Oggi sappiamo che i microbi intestinali hanno un ruolo preponderante nel determinare la reattività dei circuiti cerebrali dello stress. Sappiamo anche che i mediatori di tali circuiti, come l’ormone dello stress norepinefrina, possono alterare profondamente il comportamento del microbiota intestinale, rendendolo più aggressivo e pericoloso. Alcuni microbi intestinali possono perfino modificare la norepinefrina che fluttua nell’intestino in tempi di stress, potenziandola e intensificando l’effetto dell’ormone su altri microbi.


COSA VUOL DIRE MICROBIOMA INTESTINALE SANO?

Per mantenere in salute il nostro microbioma intestinale dobbiamo prima sapere in che cosa consiste questo stato ottimale. Uno dei criteri che in genere accolgono maggiori consensi per determinare la salute del microbioma intestinale è rappresentato dalla sua differenziazione e dall’abbondanza di specie microbiche in esso presenti. Come negli ecosistemi naturali che ci circondano, un’alta diversità del microbioma significa capacità di recupero, mentre se è più bassa indica vulnerabilità alle 2 perturbazioni. Un minor numero di specie microbiche rivela una ridotta capacità di sopportare perturbazioni come le infezioni (da parte di batteri patogeni, virus o patobionti che vivono nel nostro intestino), alimentazione inadeguata o farmaci.

 

Una letteratura scientifica sempre più nutrita dimostra che patologie come l’obesità, la sindrome dell’intestino irritabile, e altri disordini autoimmuni si associano a una ridotta diversità dei microbi intestinali, spesso in conseguenza della reiterata esposizione ad antibiotici. E a questo elenco potrebbero in futuro aggiungersi altre patologie.

 

Purtroppo sembra più facile ridurre la diversità microbica dell’intestino di un adulto che aumentarla al di sopra del livello stabilito durante i primi tre anni di vita. Non c’è ragione di arrendersi, però. Sappiamo che gli interventi probiotici possono arrecare beneficio alla salute intestinale modificando i metaboliti prodotti dal microbiota. Non possiamo aspettarci che un qualsiasi semplice intervento, come una dieta particolare, possa di per sé portare al massimo il microbioma, nel contempo trascurando di prestare attenzione a tutti gli altri fattori che influenzano la funzione microbica intestinale, come l’influenza di reazioni somatiche sproporzionate associate a stress, collera o ansia.

La scienza ci dice che modificare l’alimentazione non basta: devi modificare anche il tuo stile di vita.

Tratto da "La comunicazione mente pancia" di E. Mayer ed. Il Punto d’Incontro

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Cristina Perosa
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